Secondo Aristotele, il paradosso della freccia si fonda sul presupposto errato che un periodo di tempo sia attualmente diviso in istanti indivisibili; ma la difficoltà si risolve se si ritiene che anche gli intervalli temporali, come quelli spaziali, siano solo potenzialmente divisibili all'infinito, senza mai arrivare a elementi del tutto semplici, cioè ad atomi di tempo privi di durata:
Zenone cade in un paralogismo, quando dice: se sempre ogni cosa è in quiete, quando sia in un luogo uguale ad essa, e se l'oggetto spostato è sempre in un istante, la freccia, nell'atto in cui è spostata, è immobile. Questo è falso, poiché il tempo non risulta composto da istanti indivisibili, e così neppure ogni altra grandezza.
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Ho imparato che poche cose sono più importanti del saper ridere di sé (cit.)
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