3° giorno: Imilchil - Tinehir 190 Km.
La mattina al nostro risveglio scopriamo tutte le vette innevate dalla tormenta del pomeriggio precedente. Gianni arrivando via strada l'ha subita in pieno e si è dovuto fermare a lungo per ripararsi dallo stesso vento che non pochi problemi ha creato a noi sulla pista.
Andiamo a fare benzina al distributore poco fuori il paese e dato che sia io che lui abbiamo già visto i laghi di Tislit e Isli, lascio andare le ragazze da sole a fare due foto. Il tutto mentre si scatena una fitta nevicata che le porterà a passare oltre, causa la scarsa visibilità, la meta di qualche chilometro.
Una volta tornate prendiamo l'asfalto verso Agoudal, dove lasceremo Gianni per provare a salire sul Tizi-n-Ouano e i suoi 2914 mt. Le vette circostanti non promettono nulla di buono, in compenso il cielo si apre sempre più e un sole abbagliante comincia a riscaldarci.
Come immaginavo già a 2500 mt di altezza la pista comincia ad essere coperta di neve e mancando ancora parecchi chilometri al passo e oltre 400 mt di altitudine, giriamo le moto per riprendere la strada che sale al Tizi-Tirherhouzine e da lì poi scendere verso Tinheir.
Peccato, ci tenevo a far fare alle ragazze la bellissima pista che da questo passo scende nelle Gole del Dades, ma a quanto pare siamo capitati al termine di una settimana di piogge e neve che imperversano dall'inizio del deserto fino a tutta la catena dell'Atlas.
Anche il passo stradale è ricoperto di neve, una quindicina di centimetri, ma fortunatamente un Unimog sgombraneve è appena passato, disegnando una striscia di colore grigio scuro nel manto bianco immacolato.
Così velocemente raggiungiamo l'inizio del raccordo tra le gole del Todra e quelle del Dades: una pista di circa 40 chilometri con un passo a 2700 mt.
Tentar non nuoce e, ancora una volta, verrò smentito dai fatti.
L'inizio della pista è stupendo, con un fondo regolare e veloce. L'azzurro del cielo spicca sul bianco delle cime coperte da una vasta coltre nevosa.
Poi piano piano comincia, come la maggior parte delle piste marocchine, a seguire il percorso di un oued. L'irruenza delle acque ha cancellato per alcuni chilometri la pista originale sul lato sinistro e così bisogna percorrere il fiume alla lunga, districandosi da pietre e mille guadi, seguendo la debole traccia lasciata da qualche quatre-quatre.
Una volta usciti dall'inferno di roccette bagnate la pista prende a salire con leggera pendenza sui pendii ricoperti di neve. Più che pista, un viottolo largo al massimo 2 metri che a stento si riesce ad identificare nel bianco circostante.
Stando davanti agli altri la Trity trova neve vergine e un grip decente sul fondo fangoso, ma mi riesce comunque difficile restare in piedi sulle pedane e tenerla in equilibrio. Il debole gioco di gas che devo tenere per salire senza pattinare è micrometrico: basta calare per un attimo e subito l'anteriore chiude, non avendo più la spinta del posteriore, perdendo direzionalità e forza per passare la neve che ormai arriva ben oltre i 15 centrimetri.
Proviamo a cambiare strategia. Mando avanti Gianpy con la moto da frocetta a cercare la via, dietro l'AT di Guido ad allargare ed infine la Trity. Va un pò meglio, ho meno aderenza passando sulle loro tracce che subito si trasformano in un miscuglio di neve e argilla, ma almeno così l'anteriore non deve aprire e basta quindi un filo di gas e frizione per proseguire.
500 metri zampettando e ormai si comincia a vedere il passo. La neve è ora a 25/30 centimetri, le ragazze sono galvanizzate dall'impresa che stanno per portare a termine e 200 metri più avanti puntano già le moto verso le ultime due salite. Il Gps segna quota 2608 metri. Forza Trity un ultimo sforzo, mancano solo 100/150 metri al massimo. Giro la chiave, accendo il motore e tiro la leva della frizione: un brivido freddo mi corre lungo la schiena. Corre a vuoto..... Con un colpo secco butto la marcia e poi apro dolcemente il gas. Dal motore un ululato, la lancetta del contagiri che schizza fino ai 4000 e Trity che blandamente si muove di qualche centimetro. Frizione finita.
Chiamo le ragazze e gli spiego che non ce la farò mai ad arrivare in cima. Fintanto che c'è ancora qualcosa occorre tornare indietro, per cui giriamo la moto, ferita ed inerme, ed iniziamo la discesa. Metto la seconda e con un filo di gas zampettando la accompagno, prende velocità, cade, la rialziamo, riparte claudicante finchè l'inerzia del suo peso non l'aiuta a superare curve e dossetti.
Nell'oued butto gli occhi 100 metri avanti per trovarle la via più facile, senza strappi, salite o guadi profondi..... seconda terza, seconda terza, seconda terza e un filo di gas. Sul pistone iniziale provo a forzare un pò di più.... niente da fare ancora quell'ululato straziante e il contagiri che impazzisce.....
A Tamtattouche ci fermiamo per un tè nella speranza che raffreddandosi qualcosa migliori. Ma zio pork, monta una sinterizzata con 45k chilometri.... sono eterne..... sarà l'attuatore? Non perde.... Sarà l'asta spingidisco imbrattata di olio? Sarà l'olio stesso che ha preso una scaldata inverosimile?
Tutte queste domande mi rimbalzano nella testa mentre percorriamo le Gole del Todra, la leva sembra aver recuperato un pò di consistenza e il disco un pò di grip.
Al nostro arrivo a Tinehir, finalmente con la luce del giorno, troviamo Gianni ad attenderci all'albergo. Tolta la borsa e buttatala nella hall mi precipito a comprare un flacone di DOT 4 e nel garage con l'aiuto di Gianpy cambio l'olio del serbatoio sul manubrio. Pompo e ripompo, esco e provo la moto in salita, sembra andare meglio ma Trity non è la stessa di questa mattina. Decido che l'indomani cercherò un meccanico per valutare il da farsi. Per ora abbiam solo voglia di una doccia e un pasto caldo. Anche oggi l'enduro non è mancato.