E alla fine sono partito: dopo una luuuuunga preparazione (lunga più che altro per mancanza di tempo) e qualche indecisione domenica 24 maggio alle 19:00 mi sono messo in viaggio.
Per i prossimi 2 mesi circa - guidando e lavorando - sarò a zonzo in terra iberica, e vediamo cosa ne verrà fuori
1 - Il diagonalone
Il primo obiettivo è raggiungere un paio di vecchi amici in Galizia prima che se ne rientrino, e così c'è poco da cazzeggiare per coprire questi quasi 2mila km nel minor tempo possibile
Ovviamente rispettando gli impegni di lavoro ed evitando accuratamente le autostrade.
Parto il 24 maggio alla fine del we al mare con figlia, quindi appena dopo averla restituita a genitore A infilo il casco e via.
E parto male, perchè a metà salita del Colle dell'Agnello scopro che non si svalica (e avevo controllato giorni prima), così mi tocca girare la testa al cavallo ed aggredire la Maddalena quando è già buio e con 10 gradi di minima.
Guido a oltranza ma passata la mezzanotte decido che mi serve qualche ora di riposo, così mi cerco uno spot a caso per montare la tenda e, alla luce del giorno dopo, direi che non mi è andata male.
Lunedì 25 si lavora all day long (anzi
tout le jour visto che sto in FR): guido un'oretta per godermi la luce del mattino

ed alle 9 mi trovo un parchetto ombreggiato dal quale smaltire le prime rotture di palle.
A pranzo ne approfitto per guidare un'oretta e sono già ad Avignone per la seconda parte di giornata lavorativa.
Stacco preciso alle 18 e riprendo a guidare verso ovest, finchè quasi a Beziers decido che ne ho abbastanza e mi trovo un posto per la notte vicino al ciabot di un vignaiolo.
Spot perfetto, dal quale mi godo sia il tramonto sia l'alba al risveglio.
Martedì 26 maggio, anche oggi mi tocca
produrre ma solo mezza giornata.
Guido un'oretta: i Pirenei cominciano a mostrarsi, le cime ancora imbiancate dalla neve.
Sulla strada per Carcassonne trovo l'ufficio perfetto per passare le prossime 4 ore:
A fine mattinata chiudo il pc e per oggi basta così, si riparte.
Attraverso il Pays Cathare ed i suoi pittoreschi villaggi, quasi ciascuno meritevole di una sosta esplorativa
Ma il caldo si fa sentire e così, mentre percorro le Gorges de l'Orbieu lascio la strada per raggiungere il torrente per una pausa rinfrescante
L'Haute Garonne si mostra invece meno rustica, con i suoi castelli e villaggi eleganti
Superata Lourdes sono quasi pronto per scavallare i Pirenei, ma oramai si è fatta una certa e mi cerco l'angolo giusto anzitutto per ripristinare i sali minerali e poi, raggiunta la sera, per un bagno naturista nel fiume (esco a malincuore quasi subito per la forte corrente, per timore di ritrovarmi chiappe al vento chilometri più a valle).
Mercoledì 27 maggio, riparto presto e guido per un'oretta tra gli angoli di Aquitania: gradevolissima come ricordavo e sicuramente meritevole di una futura esplorazione dedicata.
A Louvie-Juzon inizia la salita per il Col de la Pierre Saint Martin, tra i miei preferiti lungo tutta la catena dei Pirenei: ed è proprio qui, sulle rive del Gave d'Ossau, che trovo il posto perfetto per trascorrere le prossime 4 ore lavorative.
Termino di lavorare all'ora di pranzo e mi rimetto in sella verso il Col de la Pierre St Martin, uno dei miei preferiti nei Pirenei: azzardo a definirlo un Izoard al quadrato per panorami e tracciato, solo con un asfalto un filo meno perfetto.
Lungo la strada invitanti acque rinfrescanti mi tentano...
...ma stavolta resisto e guadagno la cima, entrando finalmente in Spagna.

Dronata di 26'' sul Col de la Pierre St Martin
https://youtube.com/shorts/9OJB6e2qwSY?feature=shared
Selva di Irati, un assaggio del passo di Roncisvalle e l'emozione della prima benzina a 1.5, per poi proseguire girando intorno a Pamplona infilando un
alto (colle, o passo) dopo l'altro, ciascuno ottimamente disegnato e con asfalto sempre perfetto.
Raggiungo l'oceano a Zumaia giusto in tempo per godere del tramonto che si riflette sulle spesso sconfinate spiagge atlantiche.
Seguo la costa verso est con l'oceano alla mia destra non sempre in vista, in questo territorio aspro dove faccio un poco fatica a trovare il posto giusto per passare la notte, ma fortuna audaces juvat ed appunto con un pizzico di ardimento riesco a sistemarmi degnamente.
Giovedì 28 maggio, sveglia all'alba per l'ultimo sforzo.
Ed oggi sarà complicata, perchè si lavora fino alle 18 e gli amici sono a più di 300 km da dove mi trovo.
Quindi dopo colazione guido più che posso e mi fermo fronte mare per lavorare, a pranzo riesco a spendere un'oretta di guida per avvicinarmi a Santander e, a fine pomeriggio, infilo l'Autovia del Cantabrico per arrivare finalmente a Cudillero, delizioso borgo marinaro in fondo alle Asturie.
Sono quasi 200km sofferti di autostrada ma ne vale la pena, e poi stasera dormirò in un letto vero...
2 - Los tres amigos
Cipo, 4dee, Cinghio… non ci vediamo da 10 o 12 anni, e mentiamo reciprocamente dicendoci che siamo tutti invecchiati benissimo.
Trascorriamo la serata raccontandoci le cazzate fatte in questo lasso di tempo ma soprattutto godendoci un’ottima cena alla Lonja del pescado.
Venerdì – 29 maggio – sono in programma i Picos d’Europa ma io devo lavorare qualche ora.
Così ci salutiamo dopo colazione e mi trattengo in albergo a lavorare fino alle 13:00, e poi li raggiungo evitando accuratamente di passare dai Picos visto che me li voglio fare per bene e con calma tra qualche settimana.
Come ripiego direi che mi è andata più che bene, credo che le foto e la dronatina (20’’
https://youtube.com/shorts/1pu34ZrrKdg?feature=shared) fatta al Mirador de Foircichave lo confermino:
A Riano mentre faccio benzina chiacchiero con un gruppone di almeno 30 moteros pronti a salire sui Picos, io invece scendo a Potes per raggiungere i miei due compari ma soprattutto per fare la conoscenza di una affascinante bellezza locale.
Raggiungiamo la costa e, mentre 4dee da buon romano mi mostra la vastità del cazzo che gliene frega, Cipo si fa prendere dall’ansia e va avanti a fermare la posada che abbiamo scelto per la notte.
Cena e soprattutto dopocena a Santillana del Mar, dove al prezzo di un gin tonic in italia ci siamo bevuti questo e pure quell'altro.
Sabato 30: il programma prevede esplorazione della costa (che 2 giorni fa avevo seguito in senso inverso ma per larga parte in autopista) e possibilmente tappa a San Sebastian.
Sfortunatamente le prime ore non sono particolarmente degne di nota, se si esclude il rifornimento a 1.399, ed il cielo plumbeo non aiuta di certo.
Puntiamo su Laredo che, con i suoi edifici grigi ed in condizioni diciamo ‘ampiamente migliorabili’ non rende giustizia alla sua enorme spiaggia. Migliora sicuramente nel suo centro storico ma noi veniamo dall’Italia e siamo abituati a ben di meglio.
Stessa cosa Castro-Urdiales, pur raccomandata dalla proprietaria della posada che abbiamo lasciato stamani, non ci ha favorevolmente impressionati.
Ci spostiamo dunque a Bilbao, dove abbiamo qualche certezza: lasciamo le moto nei pressi del museo Guggenheim e paghiamo l’obolo di 1,55 euro per arrivarci via Puente de la Salve (anche no, grazie).
Cazzeggiamo e pranziamo a pinchos e canas ed in un attimo sono le 5 del pomeriggio: San Sebastian sembra lontana e soprattutto siamo stanchi di strade noiose, così puntiamo su Pamplona con il percorso meno peggio che riesco a mettere insieme con le mie mappe.
Non ci va male, ed il sabato sera tra le vie dell’encierro risolleva il totalizzatore della giornata.
Domenica 31 maggio:con Cippo e 4dee ci si sveglia e si parte con calma, molta calma.
Lasciamo l'hotel a Pamplona alle 10, e saliamo verso Roncisvalle: la strada si fa sempre più coinvolgente ma in cima ci aspetta una spessa coltre di nuvole che appiattisce ogni cosa ed azzera i panorami.
Già a Burguete e Roncisvalle sembra di poter toccare le nuvole con una mano.
Il percorso prevede di infilare la D126 - uno stradello largo quanto un righello - per guadagnare la maggior altitudine di questo tratto di Pirenei.
Non sapevo cosa ci aspettava: muschio viscido a terra e, dopo pochi km, un cane grosso come un Iveco che mi punta minaccioso ad altezza polpaccio.
Mi fermo, spengo il motore, lo tengo a distanza con il suono della voce ma aspetto pazientemente che arrivi il padrone: so che se ripartissi ora mi tirerebbe giù dalla moto.
Ripartiamo, e siamo completamente dentro alle nuvole: le visiere grondano, la visibilità è a pochi metri davanti la ruota: condividiamo i primi km del Camino di Santiago con i pellegrini che compaiono improvvisamente ed altrettanto velocemente scompaiono nella fitta foschia.
Inutile continuare.
Ricalcoliamo per scendere di quota rientrando in Spagna ma, partendo in solitaria pochi istanti prima e senza guardare il navigatore, manco il bivio che mi avrebbe portato alla salvezza.
Mi ritrovo in uno stradello ancora più stretto di prima ad aspettare gli amici (che non arriveranno mai) mentre maiali curiosi si avvicinano pericolosamente.
Pericolosamente per loro, perchè mi sta venendo fame.
In qualche avventuroso modo raggiungo gli altri mentre sono fermi a pranzo, e riprendiamo la strada graziati da un sole sempre più convincente.
Ci godiamo il resto del pomeriggio tra tornanti e gole per fermarci alfine a Jaca, cittadina senza infamia e senza lode ai piedi dei Pirenei.
3 - Verso sud
Primo di giugno, lunedì di ponte quindi per altri due giorni non lavoro.
Ci salutiamo dopo colazione: Cippo e 4dee iniziano il lento rientro verso casa, io punto ai Bardenas Reales.
Il percorso scorre facile giù dalle ultime propaggini dei Pirenei e regala piacevoli scorci uno diverso dall'altro.
In strada non c'è praticamente nessuno - immagino che il traffico sia tutto sulle strade più veloci - ed azzardo anche un followme con il drone attraversando il rio Gallego.
(15'')
https://youtu.be/vfgr-c36xLM?is=2BbDDVHidfLInZRf
Qui sarebbe stato perfetto metterci la tenda, ma è solo mezzogiorno...

(20''
https://youtu.be/mIyw_ApQ_qo?is=JRAidnt5rXVdaij_)
Aggredisco i Bardenas "da dietro", non dal percorso diciamo classico che parte dal centro visitatori di Arguedas, lungo un lento avvicinamento su facili piste sterrate.
Facili ma non sembre ben tracciate e, durante una inversione di marcia, appoggio la moto a terra in una posizione che mi rende impossibile rialzarla da solo.
(10''
https://youtu.be/0hjU37WcHSc?is=91cRaH1OBII1iJWX)
Ricapitoliamo: sono a svariati km dalla civiltà, senza copertura telefonica, senza acqua e con il sole a picco, temperatura over 30.
Coglione, imbécil.
Abbandono tutto e cammino, cammino, cammino sotto il sole per circa due ore fino a trovare un cristiano che mi carica sul suo pick-up e mi aiuta a rialzare la moto e mi indica un canale poco distante dove rinfrescarmi e potermi addirittura dissetare.
Gracias Antonio, que tu dios te mantenga siempre sano.
Riparto per completare il tour, e che nessuno si azzardi a dire che la mia moto è sempre in mezzo alle balle nelle foto: con la fatica che ho fatto a portarcela se ne può andare affanculo.
Esco dai Bardenas alle 18 passate.
Dopo 4 notti in albergo mi stavo rammollendo e pregustavo di montare la tenda da qualche parte, ma sono esausto e non ho nemmeno voglia di procacciarmi cena.
Mi butto a mezz'ora di strada nella prima pension che trovo, e vengo accolto ed ospitato a cena dai simpatici operai trasfertisti che vi alloggiano.
L'epilogo di una giornata complicata non poteva essere dei migliori, e mi riconcilio immediatamente con lo spirito del viaggio.
2 giugno, oggi tappone di trasferimento Tudela > Talavera de la Reina: sono circa 650km di slalom per evitare le mesetas (pianure) e quindi i tipici drittoni spagnoli distribuiti lungo la tratta.
Ma trovare le curve è un lavoro che mi riesce discretamente (grazie anche ai circa 8 kili di mappe regionali Michelin che mi porto dietro) e così, dopo un inizio fresco - 15 gradi - ma non significativo il percorso prende vita su per la Sierra de la Demanda e attraverso i parchi naturali del Rio Riaza prima e de la Sierra de Guadarrama poi, con l'Alto de Navafria come gioiellino della giornata.
Piccola deviazione per una sosta tecnica al decathlon di Collado Villalba e poi per un poco di approvvigionamento cibo e riparto, aggirando Madrid, per continuare lungo la magnifica Ruta Imperial.
Bivacco appena fuori Talavera de la Reina.
Mercoledì 3 giugno lo passo lavorando fin dal primo mattino in un bel parco ombroso della città, con tutto il necessario a portata di mano: fontane, aseos, bar e ristoranti, pure una postazione della Cruz Roja che insomma... fa sempre comodo.
Chiudo il laptop poco prima delle 18 e mi rimetto in strada, ho più di 3 ore di luce e le voglio sfruttare a modo per scendere ancora a sud e montare la tenda in un bel posto.
Tutto bello ma... il Parque Nacional de Cabaneros è tanto bello quanto "rurale", e non mi riesce nemmeno di trovare un bar, figuriamoci un minimarket dove comprarmi da mangiare.
Così desisto e mi fermo in un alberghetto poco fuori Ciudad Real, regalandomi una cena più che dignitosa.
E siamo a giovedì, 4 giugno, si lavora 9>18.
Mi trattengo in albergo per tutta la mattinata ed al check-out mi sposto a Ciudad Real: dopo quasi 2 settimane in giro devo fare il bucato.
Cado bene e trovo addirittura una lavanderia self con un bel tavolo libero, e mi ci trattengo il tempo di tirare tutto a nuovo (compresi il giubbotto ed i jeans che indossavo).
Mi rivesto ed ora profumo come una baiadera, mi serviranno 3/4 giorni per recuperare quell'aroma muschiato che tiene lontane le bestie quando dormo in libera.
Finisco la giornata lavorativa in un tranquillo e fresco parchetto di città e riparto, ma memore delle difficoltà del giorno precedente prima di allontanarmi dalla civiltà faccio la spesa.
Un cazzo: 4 giugno in Spagna si festeggia il Corpus Domini ed è tutto blindato, negozi supermercati ecc... riesco a recuperare il minimo sindacale per un panino in un negozietto cinese.
Finalmente in strada: il programma è di guidare con le ore di luce entrando almeno nel Parque Nacional de la Sierra de Andujar, che da qualche parte ho letto essere molto bella.
Uscendo da Ciudad Real vedo le prime cicogne (da qui fino al Portogallo me ne aspetto molte) ed è sempre un'emozione.
La prima parte di strada scorre via abbastanza piatta regalando comunque qualche scorcio interessante.
Superata Puertollano si comincia ad entrare nel territorio della Sierra de Andujar, con l'Embalse de Montoro di un bellissimo blu cielo che si mostra con largo anticipo prima che la strada accompagni fino proprio sulla diga.
Qui ogni poblado (villaggio) espone artistiche segnalazioni di inizio abitato fatte in ceramica: prendo in parola il sottotesto di Los Navalucillos e rullando piano tra gli edifici saluto tutti come se fossi di casa.
Al bar del paese ordino "el solitos" ma mi guardano male: riparto.
La strada a salire è pure bella bella bella assai, almeno fino a quando non arrivo - inaspettatamente - al confine con l'Andalucia: la seconda meta del mio viaggio.
Ora la gestione della strada passa nellle mani della Provincia di Jaen, che con un bel cartello "firme en mal estado" se ne lava le mani.
Ma non importa perchè, dopo pochi km, trovo uno strepitoso spot per la notte al Mirador Astronomico Mingorramos, e le stelle stanotte saranno tutte per me.
4 - La questione andalusa
Data astrale 5 giugno, venerdì: sveglia presto dopo una nottata tranquilla e riposante, mi godo l'alba mentre faccio colazione e smonto il campo.
Ora è il momento di un caffè e di trovare un posto per passare le prossime 4 ore lavorative.
Il poblado de la Virgen de la Cabeza è il primo che incontro ma di bar aperti neanche l'ombra e posti per lavorare idem: nemmeno una panchina... i pellegrini che vengono al santuario ad omaggiare la virgen hanno da pagare, se vogliono riposarsi.
Scendo a valle per trovare altro e la curiosità per gli anfratti e strani percorsi mi porta davanti al monumento del CINGHIALE SOLITARIO. Questa è la foto-copertina dell'intero viaggio. No. Del mio intero andare in moto (sghignazzo).
Ringrazio commosso l'Universo e procedo fino al posto perfetto per lavorare, e per il caffè amen, tanto a me nemmeno piace.
A fine mattinata chiudo il laptop e decido di 'conquistare' Granada.
Questa è la mia terza volta in Andalucia ma, tra programmazioni infelici e meteo infausto, ho lasciato diverse cose in sospeso e Granada è tra queste.
Bonus: decido di provare l'esperienza dell'Urban Cube Hostel dove, con 20 euro a notte, posso dormire in una cellula smart (più grande della mia tenda) con clima, tv, luci, ecc...,disporre di 2 armadietti ed accesso a bagni/docce, spazi comuni eccetera. Direi esperienza felice, da ripetere alla bisogna.
Dopo una doccia soddisfacente esco in esplorazione.
Di Granada non mi ha entusiasmato la cattedrale (compressa tra gli altri edifici) e l'Alcaicerìa (l'antico mercato della seta, ma troppo finto).
Mentre ho adorato arrampicarmi per le strade acciottolate dell'Albaicìn, l'antico quartiere ebraico di cui ho cercato di catturare in qualche modo l'essenza.
Fino alla meta finale del Mirador de San Nicolàs per ammirare l'Alhambra e godermi una meritata cena.
6 giugno: dopo una dormita di quelle epiche recupero la moto, parcheggiata in una vietta del centro di Granada - nessuno ha toccato niente per la cronaca - e mi concedo una lenta colazione.
Ho tempo: devo passare dal ricambista per l'aceite de motor y pastillas de freno antero, ma apre alle 10 con moooooolta calma.
Sbrigata la formalità salgo prima sul Pico Veleta o almeno fin dove si può arrivare, caffè in cima e quattro chiacchiere con un terzetto di moteros e chiudo l'anello sotto un cielo che sembra quasi finto da tanto è blu.
L'intero we è dedicato all'esplorazione della Sierra Nevada e la strada per arrivare al Puerto de la Ragua è divertente e ricca di spunti interessanti.
A Guadix decido più del necessario a curiosare la cattedrale e le famose cuevas.
La divertente discesa dal Puerto de la Ragua la faccio dietro ad un terzetto di genovesi ed alla fine della strada, dopo due battute da dentro il casco fermi al bivio, decidiamo di prenderci una birretta insieme.
Cioè io una birretta, loro per poco non si mangiavano anche il tavolo: l'aria di montagna mette fame.
Saluto Carlo, Pietro e Matteo (spero di ricordare bene i nomi) e ci separiamo: io proseguo per Tabernas, oramai una veloce formalità visto che sono alla mia terza visita.
La meta reale è l'Alto de Velefique, da recuperare dopo averlo fatto con la Pioggia insieme a Valentino.
L'ho sentito definire come "lo Stelvio dell'Andalucia" ma credo che il titolo non gli renda onore, visto che è completamente diverso ma altrettanto molto molto bello. E adrenalinico se scalato con nessuno in giro come ho fatto io.
Proseguo gironzolando per i saliscendi minori di questa propaggine della Sierra prima di trovare un buon posto per la tenda.
A poca distanza un paio di mucche e vitellino pascolano libere: per stanotte non dovrò preoccuparmi che eventuali bestie feroci si interessino a me.
7 giugno: mi sveglio sotto un'alba magnifica dopo aver goduto di una stellata altrettanto epica (e non sarà l'ultima).
Valuto le alternative e visto che fino alle 13 di martedì dovrò lavorare decido di varlo comodo da Cordova, altra chicca Andalusa che mi manca.
Trovo e prenoto un'ottima stanza (27 euro a notte), pianifico la rotta e mi metto in strada.
Approfitto del percorso per curiosare la valle dell'Alpujarra ed i suoi pueblos caratteristici: Torvizcon, con la riproduzione in scala degli edifici più caratteristici.Soportujar (il villaggio delle streghe), Pampaneira e le caratteristiche acequias che scorrono in mezzo alla strada ed altri ancora.
Purtroppo essendo domenica l'affluenza è elevata, e mi stanco presto di slalomare tra auto e camper.
Nel rimettermi sulla strada principale mi passano davanti Carlo e Matteo, due del terzetto conosciuto il giorno prima... quante probabilità c'erano?
Mi metto all'inseguimento per raggiungerli e salutarci l'ultima volta, poi riprendo la strada per Cordova che, pur piacevole, non regala particolari emozioni.
Ma soprattutto, comincia a fare davvero caldo.
Arrivo a Cordova a pomeriggio non troppo inoltrato, ho il tempo di farmi una doccia e fiondarmi subito fuori: la camera - piccola ma deliziosa - è nel cuore degli stretti vicoli della Judería, l'antico quartiere ebraico.
Cordova è me-ra-vi-glio-sa, non potevo capitare meglio ed ho cercato di girarla (a piedi) giorno e sera ad ogni momento libero, cercandomi anche svariati angoletti in ombra per lavorarci lunedì e martedì almeno nelle ore meno calde.
Martedì 9 riparto al termine della mattinata lavorativa, non senza una visita tattica alla cattedrale/moschea (la Mezquita) che definire favolosa è decisamente riduttivo.
Nel pomeriggio mi rimetto in modo direzione Sierra Morena: non ci sono le altitudini della Sierra Nevada ma magari qualcosa di interessante viene fuori e così è, tra percorsi più o meno curvosi e sotto un cielo infinito.
Ad un certo punto supero l'ennesimo cartello "firme en mal estado" sottovalutando che, nei successivi 30km, avrei guidato in mezzo al nulla con asfalto in condizioni da 'tremendo' a 'moriremo tutti'.
Ovviamente sempre nel pieno nulla e senza un filo di segnale telefonico: se mi succede qualcosa qui CIAONE.
Però, ora che ne sono uscito indenne, devo dire che mi sarebbe dispiaciuto perdermelo: Parque Natural de la Sierra de Sevilla, se siete in cerca di emozioni forti.
Continuo l'esplorazione alternando polverosi poblados, castelli, sconfinate piantagioni di ulivi o querce da sughero, allevamenti.
A fine giornata mi trovo un posticino delizioso nell'area picnic accanto ad un vecchio mulino, e la Rivera de Huesna mi offre anche un magnifico idromassaggio per chiudere con lusso la giornata.
Mercoledì 10 giugno: smonto il campo e mi sposto a Cazalla de la Sierra per una robusta colazione e per iniziare a lavorare.
A pranzo scendo a Siviglia e prendo possesso dell'albergo che mi ospiterà fino a sabato.
Anzi che CI ospiterà: domani mi raggiunge Daniela che, da buona napoletana, è venuta a vedere se mangio abbastanza.
Chiudo la giornata lavorativa ed esco in esplorazione cercando di non spoilerarmi troppo, mi dedico piuttosto ad una consistente serie di birre e tapas per reintegrare i sali persi per il gran caldo di questi giorni.
Giovedì mattinata di lavoro e poi via in volata all'aeroporto per accogliere Daniela: da questo momento e fino a sabato, quando ripartirà col volo del primo pomeriggio, sono in modalità turista.
Siviglia non è male, ma sicuramente non regge in esotismo: è una abbastanza comune "città europea" con però la chicca della magnifica Plaza de Espana, assolutamente imperdibile se si capita in questa parte di mondo.
Dopo aver accompagnato Daniela alla navetta per l'aeroporto recupero le mie cose e riparto da Siviglia sabato 13 in tarda mattinata.
La prima meta è la Cordillera Betica: per arrivarci bisogna affrontare la vasta piana sevillana che - caldo a parte (viaggiamo sempre oltre i 35 gradi) - si presenta meno noiosa del previsto.
Lungo la cordillera c'è anche il Parque Eolico de los Arcos, uno dei molti ma effettivamente particolarmente vasto e scenografico.
Non manca il celebre Caminito del Rey, già fatto in passato: a questo giro mi limito a godermi - dall'ombra di una quercia - le persone che arrancano sotto al sole al posto mio.
Mi fermo a Ronda; avendola già visitata in passato resto il tempo per un minimo di spesa (stasera dormirò in libera), una birretta di recupero e giusto una foto cartolina.
Proseguo lungo la Ruta de los Pueblos Blancos, con i caratteristici villaggi di case bianche (invero presenti ovunque in Andalucia) e qualche particolarità come Setenil e le sue botteghe ricavate sotto la roccia.
Entro nel Parque Nacional de la Sierra de Grazalema in tempo per trovare un buon posto per la tenda, montare quello che serve e godermi il tramonto e le prime stelle.
5 - Não falo português
E' domenica (14 giugno), la morning routine prevede: sveglia all'alba, colazione con calma, foto del campo prima di smontarlo, recupero armi e bagagli e partenza.
Ed oggi è un giorno speciale...
Salgo verso nordovest riattraversando la campagna sevillana: già vista ieri, ma sempre apprezzabile.
Devo attraversare il Guadalquivir e le opzioni sono: 1) farlo con un ferry alla foce, ma serve un permesso poi per circolare; raggiungere Siviglia e prendere il primo ponte disponibile (da Siviglia alla foce - 100km via strada - non ci sono altri ponti); 3) prendere il ferry a Coria del Rio: 2 euro e 50, pochi minuti di attesa ed altrettanti di traversata.
Scelgo l'opzione 3 e, non senza qualche difficoltà di navigazione, raggiungo l'attracco.
Aggirata alla meglio Siviglia punto le Minas del Rio Tinto: suggestive e con stradine interessanti per raggiungerle ed esplorarle.
E poi su per il Parque Natural de la Sierra de Aracena.
Ma ieri evidentemente ero distratto mentre programmavo il percorso, perchè le strade scelte non sono per nulla interessanti.
So cosa avevo in testa, ed allora taglio tutto e punto diretto il confine con il Portogallo.
Con un solo vezzo però: anzichè entrare dalla noiosa N-433 - uno dei soliti stataloni spagnoli - viro verso Paymogo sulla HU-7400 per un ingresso più intimo in terra portoghese.
Il Portogallo mi accoglie con assolate stradine gradevolmente curvose e, pochi km dopo l'ingresso, con un pozzo di acqua fresca ombreggiato da un maestoso fico già carico di frutti maturi: è il momento di un ristoro e me lo godo tutto, con l'unico rammarico di non avere con me del Gorgonzola per accompagnare i dolcissimi frutti.
Indovinate come mi sento...
MA.
Proprio mentre sto per salire sulla moto mi cade l'occhio e scopro di avere perso il dado del canotto di sterzo, insomma quell'affare che tiene il manubrio attaccato al resto della moto.
Chissà da quanto l'ho perso mi dico, ma è uguale: le prossime due ore fino all'albergo le guiderò comunque a culo piuttosto stretto.
Quindi la prima cosa da fare, lunedì 15 mattina, è raggiungere il dealer Guzzi e sperare di risolvere.
Guido a dita incrociare fino a Lagos ed alle 8:30 sono già sul posto.
Naturalmente il ricambio non è disponibile - non è che i dadi del cannotto vadano via come il pane, lo capisco - ma se ho la pazienza di attendere che arrivi il boss vedono come aiutarmi.
Nessuna fretta, tanto devo lavorare all day long: sistemo l'ufficio con il solito ottimo panorama, solo diverso dal solito.
Passa la prima parte della mattinata e solo quando alzo la testa dal PC (è quasi mezzogiorno) scopro che zitti zitti senza dire nulla hanno smontato il dato da una moto in esposizione e lo hanno montato sulla mia, senza spostare nulla tra l'altro.
Costo dell'operazione: 42 euro, il solo ricambio, niente manodopera (che effettivamente saranno stati 5 minuti).
Ma hey, se non è un gran servizio questo non so quale lo sia!
Ringrazio in tutte le lingue del mondo... sono commosso.
Mi sposto a Portimao (gradevole cittadina di mare, nulla di impressionante per quel che ho visto) e termino la giornata lavorativa dal parchetto fronte porto turistico.
Finito di lavorare non mi resta gran che di tempo: ritorno verso Lagos, curioso velocemente la zona dell'Ameijeira (l'angolo più caratteristico e turistico di Lagos, a ridosso delle spiagge) e mi allungo poi alla Ponta da Piedade per godermi la vista sull'oceano.
Non senza uno sguardo curioso ai notevoli resicence (e villoni) di questa zona: hai capito i pensionati che si stabiliscono in Algarve, mica scemi...
Mi sposto verso l'interno per raggiungere velocemente Monchique: dovrei trovare il posticino giusto per mettere la tenda ed infatti eccolo, perfetto! Questa sera ho anche tenere dove la birra al fresco!
Poi, due accadimenti:
1) sono assorto a prendere appunti e d'improvviso mi trovo a 5 centimetri dalla faccia un incrocio tra un labrador ed un Iveco, il cane più grosso che abbia mai visto. Zitto come un ninja si è avvicinato curioso.
E' innoquo, anzi fin troppo coccolone... non mi mollerà per almeno un'ora.
2) E' quasi mezzanotte per me (22:30 locali) e mi sto già per addormentare in tenda, vengo risvegliato da un baccano tremendo e d'improvviso sono in piena luce diurna.
Faccio capolino dalla tenda per accogliere gli alieni che sono venuti a rapire ma è sono il camion che è venuto a vuotare i cassonetti poco distanti.
Va bene, chi sono io per questionare sugli orari di lavoro degli adetti NU?
Dopo le due incursioni della serata la notte scorre tranquilla, con la ninnananna del vicino ruscello combinato alle fronde del platano secolare sotto al quale ho messo la tenda.
La ricetta per oggi, martedì, prevede di lavorare al mattino e rompere le righe alle 13.
Torno nuovamente a Lagos per pranzare con una freschissima insalata di bacalhau e per curiosare tra le viette dell'Ameijeira che il girono prima avevo visto solo da fuori.
Da Lagos riparto seguendo la costa e curiosando praias e scogliere a caso: la meta è più avanti.
Farol do Cabo de Sao Vicente, non un punto geograficamente significativo ma l'angolo sud-ovest del Portogallo ed uno dei fari più suggestivi, con la lunga e dritta strada che lo annuncia da lontano e lo svela a poco a poco.
Qui il vento, presente già da ieri, è prepotente e costringe a contrastare inclinando la moto: ma la meta ricompensa gli sforzi.
Riparto, sempre seguendo da vicino l'Atlantico e curiosando in giro.
Dopo così tanti giorni di viaggio all'interno cambiare radicalmente panorami è un piacevole shock, ed apprezzo inoltre le temperature che non vanno mai oltre i 23 gradi.
Così, nasce l'idea, anzi LE idee.
La prima è godermi il tramonto sull'oceano fino a quando il sole toccherà l'acqua sfrigolando.
L'altra idea che mi balena in testa è di mettere la tenda 'ngopp all'Atlantico, e lo faccio senza pensarci due volte.
Così mercoledì 17 giugno mi godo l'alba (tra l'altro dopo una stellata epica) dalla passerella di accesso alla Praia do Malhao, e scusatemi se calo l'asso con le foto...
Mi sposto a Sientes per lavorare frontemare e poi a fine mattinata, oramai archiviato il capitolo Algarve, mi lancio all'esplorazione dell'Alentejo: qui non ci sono Serre o Sierras, il panorama è piatto, bucolico e poco emozionante se togliamo i villaggi contadini con i tipici edifici bianchi ravvivate con decori a tinte forti.
Un pizzico di adrenalina ce la mette Gmaps che, per una presunta chiusura stradale, mi manda offroad per una manciata di km su una strada per lo più facile ma disseminata di sabbioni: è uno sforzo andare oltre l'istinto e tenere il gas aperto per far volare la moto sopra la sabbia ed impedire che l'anteriore si chiuda.
A fine percorso sono esausto, complice anche la temperatura che sta sfiorando i 40 gradi.
Non aiuta il temporalone che sta arrivando da est mentre aggiro l'enorme Baraggem de Alqueva (oramai sono a pochi km dal confine spagnolo).
Mi fermo nei pressi del castello di Mourau per dare un'occhiata e fare il punto, ma da vicino è maltenuto e sporco.
Ed inoltre il temporale incombe con tuoni e fulmini sempre più vicini.
Mi prenoto un alberghetto cheap ad Evora - sono davvero stanco e non ho voglia di continuare - e mi rimetto in strada per arrivare prima possibile.
Arrivo appena in tempo: smonterò dalla moto con le prime gocciolone che martellano e nemmeno il tempo di aprire le valigie arriva lo scroscio, breve ma intenso.
Mi sistemo ed esco in esplorazione: anche Evora è, per parafrasare un tizio che seguo su IG, "bella da lontano ma lontano da bella": un gran potenziale, edifici storici importanti come tra gli altri una cattedrale, un tempio romano ed un maestoso acquedotto romano, ma piuttosto sporca e poco curata.
Giugno, giovedì, il 18: Nesimo giorno di viaggio (e chi li conta?).
Dormi in albergo, nottata tranquilla?
No, forse la peggiore fino ad adesso (sono sui Pirenei, sto rientrando): non erano zanzare le due che mi hanno tenuto sveglio fino alle 3 di notte... erano MIG imprendibili.
Dopo lungo combattimento sono riuscito a chiuderne una in bagno: se mi scappa la faccio nella bottiglia ma almeno dimezzo i danni.
Lavoro in albergo fino a pranzo, poi mi prendo un'oretta per esplorare questa parte dell'Alentejo che sembra più interessante di ieri, tra castelli - e chiesette circondate dalle mura del castello - mulini a vento, cappelle appoggiate ad antichi dolmen (sacro e profano?) e cittadine gradevoli.
Mi fermo a lavorare nel pomeriggio a Montargil, un villaggetto sulle sponde dell'omonimo barragem.
La gente curiosa e qualcuno si avvicina per fare domande: "nao falo portugues" mi tocca rispondere, come troppo spesso in questi giorni, ma con qualcuno riesco a comunicare in inglese.
Riparto per raggiungere nuovamente l'oceano: la luce è invitante ed enfatizza la bellezza di queste meravigliose spiagge.
Non resisto e decido di mettere nuovamente la tenda sull'oceano...
Leggo gli appunti di venerdì 19 giugno... sono successe così tante cose in 3 settimane, sembra passata una vita.
Mi sveglio presto as usual: colazione, un paio di foto e smonto (il vento che ieri ha complicato un poco l'allestimento del campo ha però tenuto lontana l'umidità dell'oceano, bene).
Mi fermo a Mafra per lavorare fino a pranzo, poi riparto verso Cabo da Roca: una formalità, c'ero già stato ma una curiosità personale mi ci ha riportato esattamente dopo 10 anni.
C'è molta gente e soprattutto tutta la zona è invasa da Harleysti provenienti da tutta Europa ed oltre.
Nelle soste con qualcuno si scambia qualche parola, altri nemmeno salutano: tutto il mondo è paese.
Lascio Cabo da Roca e mi fermo al celebre chiosco di Celeste Alecrim per un pao com chorizo (pane e salame cotti insieme al forno, il tipico street food portoghese): ok, una volta nella vita può bastare.
Non mi faccio mancare un pasteis de nata, non siamo a Belem ma l'ho gradito ugualmente.
Continuo seguendo l'oceano da vicino, verso Ericeira ed oltre: è tutto curatissimo, qui è palese quanto il turismo sia il motore trainante dell'economia locale.
Mi stanco presto: troppa gente, troppo traffico, troppo urbanizzato... e tutto già visto in passato.
Mi spingo verso l'interno, mancano le curve ma si fa quel che si può con quello che offre il territorio.
Il pomeriggio impenna quando capito - del tutto casualmente o quasi - alle saline di Rio Maior, a oltre 20 km dal mare: ne approfitto anche per un ristoro in uno dei tanti chioschi (invero molti oggi chiusi) caratteristici a bordo dell'area di estrazione.
A Monsanto, villaggio geneticamente modificato, mi fermo giusto per uno scatto e riparto prima che mi spunti un terzo occhio in fronte o qualcosa del genere...
La seconda chicca della giornata è Tomar, in questo caso pianificata, è il meraviglioso acquedotto romano di Tomar: davvero spettacolare.
Chiudo fermandomi per la notte in una spettacolare praia fluvial, con una piscina semi-naturale della quale approfitto immediatamente per contrastare il caldo della giornata.
Più tardi, dopo essermi asciugato ed aver allestito il campo, i ragazzi del chiosco accanto - ai quali avevo chiesto se potevo montare la tenda in tranquillità - mi offrono un paio di birre mentre chiacchieriamo del mio viaggio ed altre amenità: compagnia, piscina birra ed alloggio gratis... cosa posso chiedere di più?
20 giugno, sabato: oggi solo strade TOP!
Ma la giornata inizia storta: mentre gioco con il drone per immortalare il magnifico spot della notte scopro la funzione "decido io quando cazzo atterrare" e si inabissa nella piscina.
Ci guadagno un meraviglioso tuffo rinfrescante di prima mattina ma ci perdo l'utilizzo del drone per la restante parte di viaggio, non proprio un win-win.
Ma è inutile piangere sul drone versato: oggi strade top dicevo, con curve da 3a massimo 4a ed addirittura qualche abbozzo di tornante.
Lungo il percorso verso la meta del giorno villaggi votati a Santiago Peregrino
e miradouri più interessanti loro stessi dell'anonimo panorama che ambiscono offrire...
Mi godo un poco di fresco e l'ottima vista dai 1200 metri del monte Colcurinho prima di raggiungere Piodao, uno dei villaggi più tipici del Portogallo con le sue case in pietra e scisto: qui pure i gatti sono tirati a lucido ed addestrati dalla proloco a contribuire al folklore.
Ma la meta del giorno è la notevole Serra da Estrela ed il suo vasto parco naturale.
Prima di iniziare l'arrampicata mi fermo a Covilha: cittadina simpatica come una visita dall'andrologo ma con la benzina a 1.799, assai rara qui in PT.
La salita ai quasi 2mila metri della Serra è veloce e coinvolgente, ma soprattutto cambia faccia varie volte prima di depositarmi in cima.
Qui attacco bottone con Ryan (Rian? Rjan? boh...): motero di origini brasiliane che mi spiega che siamo sulla cima più alta di tutto il paese...
Quando scendo è oramai tempo di accamparmi, ma fatico a trovare un angolo con le caratteristiche giuste: le praia fluviales sono gremite di gente (è sabato sera, e fa caldo) e non ci sono altre aree picnic a corto raggio.
Dovrò accontentarmi di un anomino angoletto - comunque pulito e tranquillo - lungo il baragem do Caldeirao.
Naturalmente il mattino dopo trovo pochi metri avanti un angolo 20 volte più bello, ed altri pochi km dopo essere ripartito in moto, ma ogni tanto un "calo di prestazioni" va messo in conto.
Mi dirigo verso ovest completando l'esplorazione del Parque Natural da Serra da Estrela, un villaggio dopo l'altro.
Mi fermo per una foto mostrando la camera al proprietario del fondo per chiarire che non voglio rubare le ciliege, solo fotografare: il tempo di due scatti e ricompare con un sacchetto di frutti maturi ed un sorriso che dice tutto.
Meraviglioso...
Al castello di Folgosinho la signora che stava facendo da guida ad una famiglia di scozzesi spiega anche a me che, se mi posiziono esattamente sulla stella in centro, sentirò la mia voce provenire dal diaframma.
Non saprei dire se sia vero o meno - tra l'altro c'è un vento assurdo - ma il piccolo castello è delizioso così come l'intero borgo in realtà, e l'ottimo caffè a 80 centesimi al bar ristorante della piazza decreta un definitivo pollice su per questo angoletto di Portogallo.
Verso metà giornata organizzo una sosta tattica alla praia fluvial di Sandomil per un lungo bagno rinfrescante mentre faccio asciugare la tenda, che avevo richiuso ancora un poco umida dalla notte.
Riparto sempre verso ovest, il percorso offre ancora qualche chicca interessante...
La laguna di Aveiro è la penultima meta della giornata, in realtà esplorata male e con poca convinzione perchè troppo affollata oggi, e perchè sono decisamente più interessato alla mia destinazione finale...
Porto è una vecchia mancata conoscenza: nel 2016 - allora con una XSR900 - mi ricacciò indietro con una maledetta perturbazione che mi spinse a proseguire a sud in cerca di climi più asciutti.
E' con grande soddisfazione ed anche un pizzico di emozione, dunque, che a pomeriggio inoltrato di domenica attraverso il ponte do Infante per raggiungere l'albergo prenotato per le prossime due notti.
Faccio in tempo a scaricare la moto ed assistere una coppia di francesi per il check-in automatico, sbrigo una macchinata di roba a lavare nel lavadero self sotto l'albergo e mi fiondo in strada: da qui in poi fino a martedì, non farò altro che camminare in ogni momento libero tra lavoro ed altre faccende: Stazione di Sao Bento con i suoi azulejos, cattedrale di Sè, il ponte Dom Luis in stile strutturalista... e poi su e giù per il quartiere della Riberira, o attraversando il Douro su fino ai Jardim do Morro, eccetera eccetera lungo percorsi scontati e meno scontati.
Purtroppo come tanti posti in PT, Porto è - per parafrasare un tizio che seguo su Instagram - bella da lontano e lontano da bella: spesso ai limiti del fatiscente, sporca, in qualche caso mal frequentata (benchè innoqua per quello che io posso dire), eccessivamente trascurata per l'enorme potenziale di cui invece dispone.
Ed il cielo plumbeo di lunedì e martedì spegne anche quel poco di colore che rimane tra le serrande definitivamente abbassate ed i calcinacci dei mille cantieri sparsi in giro.
Peccato, un gran peccato.
Meno male che c'è la gente però, perchè sicuramente i Portoghesi sanno come farti sentire a casa: nell'anonimo baretto dove mi faccio la prima birra (due euro... DUE EURO!!!) mentre aspetto che il bucato finisca il ciclo la barista mi chiede da dove vengo ed all'ormai abituale "nao falo portugues" un avventore mi restituisce in inglese la battuta che quello almeno lo so dire bene, da lì in poi inizia un siparietto che terminerà solo perchè devo andare a recuperare la roba.
Da Bras e Filho, il gommista dove lunedì mattina vado a risolvere per le gomme oramai finite (sono a 9mila km dalla partenza ed il posteriore è andato) Olivia si prende cura di me in un ottimo inglese ed in poco più di due ore sono in strada, non senza aver sfruttato WiFi ed una comoda scrivania per lavorare nell'attesa.
Nella bettola affollatissima di locals dove lunedì sera mi fermo a cena, lontano dalle rotte turistiche, il cameriere mi avverte che le porzioni sono abbondanti e quindi di non esagerare con l'ordine ed a metà pasto il cuoco si affaccia per chiedermi se è tutto di mio gradimento.
Potrei continuare...
E meno male che c'è anche il cibo: archiviato l'affare francesinha (un sandwich con carne e prosciutto, formaggio e uovo sopra il tutto annegato in un inguacchio bollente sul quale sconsiglio di indagare... troppo persino per un cinghiale come il sottoscritto) tra bacalhau in mille modi e quelle meravigliose sarde alla brace che si trovano quasi ovunque in strada troppi pochi sono stati i giorni di permanenza, avrei voluto pranzare e cenare altre mille volte.
Martedì mattina porto la moto sotto l'albergo e mentre carico le borse re-incontro la coppia francese del primo giorno, non ci eravamo più incrociati: bon vojage, merci, bonne route, ecceterà (con l'accento ed r moscia).
Riparto... ciao ciao Porto, chissà se ci rivedremo e se nel frattempo ti sarai fatta un po' più bella: lo spero, te lo meriti.
Martedì 23 giugno: lascio Porto al termine della mattinata lavorativa, sotto un cielo non del tutto entusiasmante (ieri ha pure fatto qualche goccia di pioggia) ma almeno con 22 freschi gradi di temperatura.
Mi spingo verso l'interno seguendo le strade che bordeggiano il Douro, lungo la Rota de Romanico e la Rota do Vinho do Douro: coerentemente la strada abbonda di costruzioni e chiese in stile tardoromanico e vasti scorci sulle coltivazioni.
La meta del pomeriggio, e l'ultima in terra portoghese, è il Miradouro do Serpente do Medal: uno spettacolare spot panoramico sulle anse del Rio Sabor.
Ci si arriva lungo 5km di sterrato relativamente facile dal villaggio di Estevais... se come me si detesta ripetere i percorsi dell'andata lo si può lasciare lungo 9 allucinanti km verso Meirinhos, tra buche sinistre, guadi e pendenze da rollercoaster.
Il tutto ovviamente con temperature che sfiorano i 40gradi ed il povero motore Guzzi che inizia a battere in testa come un disperato.
Ma devo riconoscere che il panorama merita lo sforzo, e perdonate se ve lo guasto con la presenza in foto dell'eroina di questo viaggio: andateci voi.
Moto e pilota riprendono fiato su un terreno più familiare lungo la strepitosa N216 fino a Macedo do Cavaileros, per poi proseguire al confine PT-ES.
Entro in Galizia dalla Reserva de Biosfera Gerez/Xures e ne approfitto subito: prima un meritatissimo (e necessario) lungo bagno nell'Encoro de Salas - un filo freddo a queste altitudini ma sopportabilissimo - e poi l'allestimento del campo proprio sulle rive del lago.
6 - El Norte
6 - El Norte
L'alba di mercoledì 24 giugno si apre sul riflesso del cielo nel lago: un invito per un velocissimo bagno prima di impacchettare armi e soprattutto bagagli.
Mi attardo ad esplorare i dintorni, ricchi di siti dolmenici (che però talvolta richiedono un eccessivo sforzo di immaginazione).
Fino a quando non è ora di mettermi al lavoro.
Trovo il posto perfetto alla Praia da Roca, sulle rive dell'Encoro das Conchas: un comodo tavolo ombreggiato, a poca distanza bagni pulitissimi dove posso anche ricaricare i powerbank, la possibilità se voglio di farmi un tuffo in qualsiasi momento ed un promettente chiringuito, per ora ancora chiuso quindi niente caffettino di metà mattina.
Non solo: verso mezzogiorno il posto - sin'ora quasi per nulla frequentato - si popola di un gruppo di spagnoli venuti a trascorrere la giornata.
Dopo qualche estemporanea chiacchiera vengo letteralmente adottato e sfamato a panadas, panini con la cotoletta grossi come tacchini e persino la birra (sin alcool: sto sempre lavorando).
Mi va tra l'altro di culo, perchè oggi il chiringuito non aprirà.
La situazione particolarmente favorevole ed una rogna lavorativa mi convincono ad annullare le ferie del pomeriggio e trattenermi fino a quasi alle 18.
Salutati i miei nuovi amici dopo l'ennesimo scambio di contatti mi rimetto in moto non molto convinto su cosa fare, anche perchè ha iniziato a piovere timidamente e le previsioni per le prossime ore non sono ottimali.
La strada verso Pontevedra offre scorci interessanti tra architettura galiziana - una particolare espressione della transizione tra romanico e gotico - e strade ombrose, con alcune chicche adrenaliniche come l'Alto de Moncelos.
Entro in Pontevedra per curiosare ma non mi affascina particolarmente, e sono in parte distratto perchè devo ancora capire cosa fare: sono previsti forti temporali notturni e non ho ancora voglia di andare in albergo.
Mentre raggiungo uno spot con copertura potenzialmente promettente secondo GMaps (non lo sarà: troppo sulla strada) trovo il posto perfetto ai margini di un villaggio, vedi il culo: una struttura progettata per spettacoli, apparentemente inutilizzata da tempo ma ben tenuta e pulita a parte l'erba alta, oltre che adeguatamente appartata.
Magari non romantico come montare la tenda sull'oceano o dentro un bosco, ma sicuramente provvidenziale perchè effettivamente nella notte si scatena il finimondo.
Ma io (e pure la moto) sono perfettamente al riparo e me la dormo asciutto e tranquillo, tuoni a parte che da dentro una tenda sono difficilmente ignorabili.
Ed anche giovedì mattina continua a piovere abbondantemente.
Poco male: sono ben riparato e rimango quindi al coperto per lavorare fino a pranzo, quando approfitto di un timido miglioramento per saltare in sella e raggiungere l'hotel prenotato a Santiago de Compostela.
Ovviamente è una finta... tempo di fare pochi km ed i rubinetti riaprono, ma ero pronto all'eventualità.
Finisco la giornata lavorativa e mi fiondo fuori quando ancora gli ultimi scrosci si alternano ad ottimistiche schiarite.
Santiago l'avevo già velocemente vista nel 2016, stavolta ho avuto più tempo e devo dire che mi è piaciuta molto: appare una cittadina viva e con molto da offrire non necessariamente solo ai devoti pellegrini, è ricca di architettura storica, ordinata e la ovvia vocazione turistica non sembra spinta all'eccesso.
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Per cena la missione era ritrovare la mitica pulperia, fuori dai percorsi turistici, che mi aveva ospitato con gli amici appunto 10 anni fa: si è spostata di pochi metri ma la ritrovo comunque, purtroppo chiusa per descanso ancora qualche giorno.
Tanta strada - a piedi - per nulla, ma ho apprezzato l'esplorazione della città e comunque l'alternativa - un ristorantino scelto a caso lungo la via del rientro - si rivela adeguata a chiudere in bellezza questa giornata.
Oggi - tra l'altro - festeggio un mese dalla partenza: l'evento va adeguatamente innaffiato.
Venerdì 26 giugno, oggi ho tutta la giornata per me avendo lavorato full time i due giorni precedenti: con tre giorni pieni davanti a me sarà dunque un we ambizioso.
Ma, indovinate un po'... PIOVE!
Cerco di non farmi influenzare e dopo abbondante colazione e due chiacchiere con l'host dell'albergo mi metto in strada, anche se controvoglia.
Ma Perro Croqueta - il mio eroe del giorno - con un PUF! vira l'umore nella giusta prospettiva e lascio Santiago più determinato che mai.
La strada verso Finisterre - prima Noia e poi seguendo la costa frastagliata verso nord - è una continua alternanza di sole e pioggia, con le nubi basse intrappolate dalle vicine alture.
Scommettere sul sole a Finisterre è come puntare sul rosso o sul nero alla roulette.
E infatti perdo la puntata, la statua al pellegrino lungo la via per il faro è la chiara rappresentazione di cosa troverò poco avanti: vento, abbondanti scrosci di pioggia e zero visibilità.
Pazienza, anche qui ero già stato e ritornarvi era solo un vezzo.
Mi rimetto sulla strada verso la prossima meta: niente di emozionante purtroppo- maledette statali spagnole, ma almeno raggiunta A Coruna posso togliermi l'antipioggia finalmente asciutto.
Il faro di Cabo Ortegal rimette in equilibrio la giornata con qualcosa di bello e di meritatamente graziato dal cielo finalmente sgombro di nuvole.
Anche Carino, il villaggio dal quale si accede alla strada del faro, sembra tenere fede al proprio nome...
Mi spingo nuovamente verso l'interno alla ricerca di scorci interessanti.
Li trovo - la Galizia mi ricorda non poco il nord della Francia sia per architetture che per contesto naturale e strade - ma ritrovo anche un cielo non molto convincente e qualche timido accenno di pioggia.

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So capire quando l'universo mi invita a fermarmi e così faccio: sotto le fronde di un ontano nero (ho googlato), che mi proteggerà da ulteriori piogge e dall'umidità del vicino fiumiciattolo, mi concedo una lunga cena ed anche due incerte chiacchiere con un gruppo di nonnine locals sulla strada per la loro quotidiana passeggiata serale.
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Sabato 27 giugno mi sveglio determinato a godermi la giornata con la rivincita sulla precedente che insomma... non è stata un gran che.
Quindi apro le mappe e ri-pianifico scrupolosamente i percorsi, evitando accuratamente tutto ciò che rischia di trasformarsi in un noioso trasferimento da A a B.
Non so ancora, però, che oggi sarà la giornata delle molteplici (piccole) difficoltà.
La prima: mentre salgo in sella salta via una delle due viti della visiera del casco, finendo nell'erba alta dove ovviamente non potrò ritrovarla.
OK... serve dunque sosta strategica nella prima cittadina per trovare un rimpiazzo, e me la risolvo facile ed a costo zero, con gli omaggi della sciura della ferreteria che ha perso quasi un quarto d'ora per trovare la vite adatta ed accorciarmela a misura.
Riparto: il percorso riprogettato si snoda tra le stradine lungo le sponde dell'Encoro de Belesar e poi del rio Sil, tra ameni scorci e mirador più o meno panoramici.
Il cielo è terso e le temperature ancora sostenibili: mi godo con calma l'esplorazione.
Lungo la strada il contakm segna +10mila dalla partenza: un traguardo importante dopo quello, qualche giorno prima, dei 70mila totali dall'acquisto della moto..
Sosta panoramica, foto al contakm, post celebrativo su Instagram e sono pronto a ripartire.
Io.
Ma la moto no: il quadro si accende, la pompa va in pressione ma il motorino non gira.
Controllo il controllabile senza esito, sto già pensando al carro attrezzi (e naturalmente sono a decine di km di distanza da qualsiasi cosa) quando mi ricordo di un collega guzzista con lo stesso problema risolto con qualche colpetto al motorino d'avviamento: funziona!
Faccio tesoro della lezione: resta umile e non tirartela, sempre, perchè l'Universo è sempre pronto a farti abbassare la cresta.
Mi rimetto in marcia risalendo a nord e poi verso est lungo parchi e biosfere di Galizia e poi dentro/fuori tra Asturie e Leon/Castilla.
La riprova di aver scelto ottimi percorsi viene non solo dai meravigliosi panorami ma anche dai grupponi di moto che incontro: sembra che i moteros spagnoli non si muovano se non sono almeno in 20 o più, solitari non se ne vedono.
Termino la giornata sul meraviglioso Embalse del Porma, in perfetta posizione per la meta di domani ma soprattutto per il bagno nel lago - oramai un immancabile rito - e per godermi il tramonto.
Purtroppo con la terza ed ultima complicazione della giornata: evidentemente a qualcuno (e so chi) non è piaciuta la mia tenda ed ha chiamato la Guardia Civil, sono in un Parque Regional ed il campeggio selvaggio non è ammesso.
Sono però stati molto cortesi con me, e ci siamo accordati che dovevo smontare la tenda ma potevo rimanere comunque per la notte.
Nessun danno quindi (erano oramai quasi le 22 e non avevo voglia di spostarmi): con il saccopelo ben chiuso per proteggermi dall'umidità -fortunatamente poca con il senno di poi - spengo senza problemi le luci sul mondo per il necessario riposo.
Domenica 28, mi sveglio sotto una magnifica alba con il saccopelo solo leggermente inumidito esternamente: la notte senza tenda è andata molto meglio del previsto.
Le premesse sono dunque ottime per la meta di oggi: i Picos d'Europa, che intendo esplorare per bene, compresi percorsi senza sbocco e se capita qualche facile fuoripista.
Mi posso anche permettere il lusso di spenderci tutta la giornata e mollare la tenda dove capita.
Purtroppo le premesse non vengono confermate...
Prima un vasto incendio intorno all'Embalse de Riano si annuncia da km di distanza e piano piano oscura il cielo, poi nuvole sempre più dense si stabiliscono in quota: insomma Picos non pervenuti, non si vede niente.
Potrei raggiungere la costa (che ho già esplorato un mese fa) o l'interno (dove però fa caldo).
Nell'indecisione del momento il segnale definitivo me lo dà un motero che si immette da un accesso laterale quando sono già a pochi metri e poi mi si pianta davanti incapace di curvare ma nemmeno di lasciarmi strada: costretto ad un brutto sorpasso ad interno tornante lo sfanculo e ne nasce un piccolo incidente diplomatico ITA-ES.
Fatemi dire che con gli spagnoli non è sbocciato l'amore: raramente accoglienti, a volte veri e propri cacacazzi (vedi quelli che mi hanno segnalato la sera prima), quando sono in strada auto o moto che sia se ne sbattono se hanno dietro qualcuno.
Volto le spalle ai Picos (magari una prossima volta...) e punto ad est raggiungendo i piacevoli tracciati lungo il rio Ebro fino alle omonime Hoces.
Qui, a Orbaneja del Castillo, la cascata e le pozze sono da sole un validissimo modo di riappacificarmi con il viaggio.
Solo per breve tempo però, perchè quello che poco più avanti sembra un insignificante pennacchio di nubi si trasforma subito in un fronte temporalesco più che impegnativo.
Riparo a Pamplona lungo un percorso improvvisato e, giocoforza, chiudo la giornata in un noioso - ma almeno asciuttissimo - albergo.
7 - A casa
Lunedì, 29: tocca lavorare full-time.
Inizio presto e mi trattengo in hotel mentre il sole asciuga il mondo fuori dalla finestra, e quando mi fiondo fuori anticipando la pausa pranzo trovo strade praticamente asciutte ed un piacevole cielo blu ad accompagnarmi lungo la rotta.
Ho deciso che entro stasera voglio entrare in Francia per dedicare un poco di tempo ai Pirenei, in realtà raggiungo il confine già nel primissimo pomeriggio, trattenendomi a lavorare sull'Embalse de Lanuza, a pochi km dal col du Portalet.
Quando chiudo il pc poco prima delle 18 sono dunque determinato a godermi le lunghe ore di luce che ancora mi rimangono, ma raggiunta la cima la sorpresa è che tutto il fronte temporalesco si è spostato sul versante francese.
Ma in realtà è meno brutta di quel che sembra, a parte qualche timida goccia, l'asfalto non perfettamente asciutto ed ahimè i panorami appiattiti o nascosti dalle nuvole riesco a godermi qualche passo senza troppo fastidio: il col d'Aubisque, il col de Soulor, Tourmalet, col d'Aspin, il Peyresourde scorrono veloci sotto le ruote senza alcun traffico in giro.
Mi fermo a 800 metri lungo la rout de Cols: non lo so ancora ma sarà l'ultima notte.
Martedì 30 giugno me lo sono invece preso di ferie, con l'intento di godermi senza vincoli il rientro verso casa per concedermi eventuali divagazioni.
Gli ultimi versanti dei Pirenei sono ancora tra le nuvole: chissà cosa mi riserverà il meteo per oggi.
Trovo il sole ad attendermi lungo la discesa del col de Portet d'Aspet, lungo i primi villaggi catari ancora addormentati.
Ipotizzo timidamente due passi a Carcassonne ma logistica e caldo mi fanno rapidamente cambiare idea, e comunque la citè medievale mi ha già visto fin troppe volte.
Torno a guidare verso est, lungo i parchi di Haute-Languedoc e delle Cevennes fino a raggiungere l'Ardechois e da Pont d'Arc infilare la D290 delle gorges.
Passato Nyons il cielo si chiude km dopo km ed inizia a piovere, poi grandinare, poi piovere di nuovo: suggestivo il doppio arcobaleno, ma le condizioni spezzano reni ed ambizioni... voglio tornare a casa.
Smette di piovere dopo Gap, poi ricomincia a Guillestre, e insomma sono sulla cima dell'Agnello che non ho ancora preso una decisione: sono le 22 e sta venendo buio, ma c'è un crepuscolo magnifico lato Francia mentre lato Italia sta sorgendo una lunona mai vista.

Sarebbe una figata mollare la tenda proprio qui sul passo, ma da poco lontano sento rimbombare i tuoni: chissà se si stanno allontanando o avvicinando.
Arrivo al cancello di casa che non è ancora mezzanotte, per qualche minuto è ancora giugno e per un attimo medito di ripartire per raddrizzare questo epilogo - guastato dal meteo - non all'altezza del viaggio.
Ma poi ripercorro mentalmente queste 6 settimane dalla partenza ad oggi e insomma... c'è davvero tanto: non saranno gli ultimi due o tre giorni a fare la differenza.
Spengo il motore, FINE.