Domenica 28, mi sveglio sotto una magnifica alba con il saccopelo solo leggermente inumidito esternamente: la notte senza tenda è andata molto meglio del previsto.
Le premesse sono dunque ottime per la meta di oggi: i Picos d'Europa, che intendo esplorare per bene, compresi percorsi senza sbocco e se capita qualche facile fuoripista.
Mi posso anche permettere il lusso di spenderci tutta la giornata e mollare la tenda dove capita.
Purtroppo le premesse non vengono confermate...
Prima un vasto incendio intorno all'Embalse de Riano si annuncia da km di distanza e piano piano oscura il cielo, poi nuvole sempre più dense si stabiliscono in quota: insomma Picos non pervenuti, non si vede niente.
Potrei raggiungere la costa (che ho già esplorato un mese fa) o l'interno (dove però fa caldo).
Nell'indecisione del momento il segnale definitivo me lo dà un motero che si immette da un accesso laterale quando sono già a pochi metri e poi mi si pianta davanti incapace di curvare ma nemmeno di lasciarmi strada: costretto ad un brutto sorpasso ad interno tornante lo sfanculo e ne nasce un piccolo incidente diplomatico ITA-ES.
Fatemi dire che con gli spagnoli non è sbocciato l'amore: raramente accoglienti, a volte veri e propri cacacazzi (vedi quelli che mi hanno segnalato la sera prima), quando sono in strada auto o moto che sia se ne sbattono se hanno dietro qualcuno.
Volto le spalle ai Picos (magari una prossima volta...) e punto ad est raggiungendo i piacevoli tracciati lungo il rio Ebro fino alle omonime Hoces.
Qui, a Orbaneja del Castillo, la cascata e le pozze sono da sole un validissimo modo di riappacificarmi con il viaggio.
Solo per breve tempo però, perchè quello che poco più avanti sembra un insignificante pennacchio di nubi si trasforma subito in un fronte temporalesco più che impegnativo.
Riparo a Pamplona lungo un percorso improvvisato e, giocoforza, chiudo la giornata in un noioso - ma almeno asciuttissimo - albergo.