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Originariamente inviata da flower74
ogni tanto anche a sbattersene, delle opinioni altrui.
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Infatti il problema non riguarda cosa succede in strada, in linea generale.
Uno fa quello che fa. Riguarda cosa si dice, soprattutto in due casi: i gruppi dove si organizzano uscite e gli "opinionisti" che per esempio pubblicano video di argomento motociclistico, accompagnati poi dai relativi commenti per fare "engagement".
Nel primo caso, che mi tocca solo da lettore ormai da tempo, chiunque faccia riferimento all'organizzare una uscita a passo spedito, viene sommerso di rampogne.
Passo spedito, lo sappiamo tutti qui, può voler dire tutto. Dall'ormai sparutissimo pacchetto di individui che interpretano la strada, o di solito particolari suoi tratti, realmente quasi come una pista. O gente che si crede spedita solo perché spara dei cavalli sui dritti, magari anche in paesi o gruppi di caseggiati. O gente che vuole divertirsi per le curve con variabili risultati ma diciamo a un passo, appunto, non lento. Non importa di cosa si tratti, importa che chiunque dica una cosa banalissima, cioè che vuole fare un'uscita di un certo tipo, è sommerso di grida urli e strilli.
Ora, io quando leggo resoconti moralizzatori riguardo cosa avviene in certe strade (ad esempio della bergamasca) che percorro solo con il Burgman 400, mi chiedo se sono incredibilmente fortunato, oppure che cosa la gente riesca a interpretare come un inferno di competizione tra "valentini rossi".
Poi c'è l'opinionismo, dentro il quale si creano delle tempeste di prese di posizione che fanno mediamente capire che il più delle volte non si sa di che si parla. Prese di posizione accreditate in modo diretto o indiretto dagli opinionisti stessi.
La stragrande maggioranza delle moto oggi, in Italia settentrionale e centrale, con alcune rare eccezioni, gira in maniera molto tranquilla e sostanzialmente rispettosa. Se il prezzo da pagare è questo livello di moralismo verbale, può anche darsi che sia un prezzo che merita di essere pagato.
Però molta di questa gente gira anche evidenziando difetti elementari di impostazione (magari conditi con artifici di simil-guida "dinamica" circa la postura) che potrebbero risultare dannosi in scenari che presentino imprevisti (e per imprevisto non intendo solo una cosa che oggettivamente non si verifica quasi mai, ma anche il frutto di una lettura completamente sbagliata di "come gira" la strada davanti a te), e temo siano invece scambiati per stratagemmi di prudenza e siano derivati dal fatto che queste persone immaginano di dover rispettare alcuni limiti invalicabili che non possono essere superati, che in molti casi non esistono o non sono limiti assoluti.
Faccio un esempio molto semplice: se dalla tua guida è evidente che nel tuo cervello il superamento di un certo limite di piega, o di un certo livello di frenata, rappresenta una barriera di imprudenza in assoluto invalicabile, cosa succederà quando non avrai scelta se frenare o meno per davvero, o se sbattere un pochino giù la moto o allargarti, per non parlare di quando i due problemi si presenteranno insieme?